martedì 4 aprile 2017

TU LAVI I VESTITI NUOVI? ECCO PERCHÈ È BENE FARLO SEMPRE, ANCHE CON QUELLI DI MARCA.





Chi non si è fatto catturare almeno una volta dal capo nuovo?
Il capo è, illibato, quindi, perché non indossarlo? In realtà, dove è stato? Cosa contiene?

Per i vestiti comprati al mercato il discorso diventa facile, è normale ed evidente il contatto con un numero svariato di mani, corpi, teste, parti intime... quando si compra in un centro commerciale si inizia a sottovalutare il discorso, se invece compriamo in una boutique non ci pensiamo minimamente, .

Vedremo insieme alcuni principali motivi per cui si rende necessario il lavaggio, anche se comprato in un negozio "fidato" o addirittura anche se il capo è ancora dentro alla custodia.

Perchè lavare un capo appena comprato?
Per evitare spiacevoli malattie della pelle e infezioni. Per non parlare di eventuali reazioni allergiche e contagi da virus.

Non serve molto, giusto il tempo di lavarlo e disinfettarlo per bene, anche se nuovo di zecca.

A. Rischio da poco igiene

Non puoi immaginare quanti passaggi di mano ha avuto il vestito che hai comprato, spesso non sei l'unica persona che lo ha indossato, probabilmente lo hanno provato in tanti nel camerino, quindi si tratta di un capo entrato in contatto con la pelle di molte persone, anche se talvolta ne basta una per renderlo incriminato!

1) I VIRUS SOPRAVVIVONO SUI VESTITI FINO A DUE GIORNI 

I virus, come il raffreddore, l’influenza e il norovirus, possono sopravvivere su tessuti e superfici fino a 48 ore, quindi se qualcuno ha provato un indumento mentre ha un raffreddore o l’influenza, allora il virus potrebbe sopravvivere un giorno o due, può diffondersi e causare una nuova infezione. Stesso discorso vale per le scarpe ( funghi). Indossatele sempre con calze.

2) RESIDUI FECALI


Tanti sono i rilevamenti che testimoniano come negli indumenti apparentemente nuovi siano stati ritrovati germi, virus, batteri di ogni tipo. Il direttore di Microbiologia ed immunologia presso la New York Universitydottor Philip Tierno, ha testato 14  vestiti: pantaloni, camicie, biancheria intima, giacche e altri capi d’abbigliamento, acquistati presso negozi di catene di abbigliamento sia  di fascia bassa sia di fascia alta ed ha rilevato:

'In questa camicetta nera e marrone abbiamo trovato la rappresentazione delle secrezioni respiratorie, flora cutanea, e alcuni flora fecale', ha detto Tierno.

Su una giacca, ha scoperto tracce di feci, flora cutanea e le secrezioni respiratorie, in particolare sotto l'ascella e 'vicino ai glutei'.

La sorpresa più grande è arrivata quando Tierno  ha testato una camicetta di seta. Lì, ha trovato  organismi vaginali, lievito e più germi fecali.


Quali tipi di malattie si potrebbero potenzialmente avere indossando vestiti contaminati? Organismi che causano l’epatite A, diarrea, MRSA, salmonella, norovirus, infezioni da lieviti e streptococco.Gli organismi possono sopravvivere settimane o addirittura mesi sui vestiti, afferma il direttore di Microbiologia. Contrarre infezioni è altamente probabile

Il direttore suggerisce inoltre non solo di lavare i vestiti nuovi, ma anche di lavarsi bene le mani dopo lo shopping!


3) TRA PIDOCCHI E SCABBIA

Donald Belstio, MD, professore di dermatologia presso la Columbia University Medical Center, dichiara che sono stati riscontrati casi di pidocchi, trasmessi provando abbigliamento negli spogliatoi di negozio. Fra le malattie testimoniate risultano anche casi di scabbia. In effetti le realtà sono tante, e non possiamo sapere chi entra in contatto con il capo comprato, neppure se è dentro una custodia. Magari la commessa lo ha ripiegato e riposto.

I ricercatori sottolineano che l'emergenza nasce soprattutto durante i saldi invernali o estivi. Senza allarmismo, ma vale la pena, sempre, lavare e disinfettare prima dell'uso.

Anche le scarpe nuove possono celare subdole insidie. «Se si acquista un paio di scarpe nuove, che sono state esposte e provate da molte altre persone, c’è il rischio di prendersi ad esempio il fungo che provoca il piede dell’atleta».


B. Tossicità intrinseca nel tessuto


Dopo aver visionato, a grandi linee il discorso igiene, affrontiamo il tema della tossicità dei vestiti. Si tratta di un argomento molto vasto, che merita tanto tempo e parole. Qui affronteremo i punti principali, per comprendere come un capo, anche se non toccato da nessuno, veramente nuovo di zecca, è in realtà potenzialmente tossico e pericoloso. Diviene essenziale un suo lavaggio primo dell'uso. Purtroppo molte sostanze, che concorrono alla sua tossicità, non si eliminano neppure con il lavaggio (nanomateriali tessili cancerogeni, PFC, i vestiti antimacchia sono pieni di composti perfluorinati, tossici per l’uomo e per l’ambiente, per non dimenticare il triclosan, dimostrato cancecerogeno ed interferente endocrino, la ricerca ha dimostrato che triclosan può alterare la regolazione ormonale e può interferire con lo sviluppo fetale.), molti con il lavaggio concorrono all'inquinamento generale, una ruota senza fine, ma almeno cerchiamo di ridurre i rischi immediati. Per ridurre i rischi generali possiamo intervenire con acquisti più consapevoli. Per la vera protezione servirebbero regolamenti più severi e divieti maggiori, ma questo è un altro film.

Le resine di formaldeide potrebbero per esempio provocare dermatiti allergiche e irritativa da contatto se i capi non sono transitati prima dalla lavatrice. Stesso discorso per le tinte e i coloranti, specie quelli blu.

L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato la formadeide come un probabile cancerogeno per l’uomo sin dal 1995 (AIRC 1995). Per la formaldeide sembra che bastino un paio di lavaggi a 60 gradi. Invece per piombo, cadmio ecc. i lavaggi non bastano e la tossicità permane anche sugli indumenti usati. Da ricordare e ribadire, inoltre, che nessuno lava le magliette colorate e stampate a 60 gradi e soprattutto… come detto prima, lavandola il problema non sparisce, lo trasferiamo solo ai fiumi, alle nostre falde acquifere, fauna e flora.

In Italia è stata l’Associazione Tessile e Salute a svolgere, per conto del Ministero della Salute, un’indagine nell’ambito della produzione tessile nazionale, diffondendo risultati davvero poco rincuoranti. Il 29% del campione esaminato, infatti, presentava un PH fuori dai limiti, il 4% conteneva coloranti allergenici e nel 6% sono stati riscontrati metalli pesanti, il 4% con ammine aromatiche cancerogene. Nella stessa indagine sono stati, inoltre, monitorati 400 casi di gravi dermatiti attribuiti per il 69,1% ai tessili, per il 16,5% ad accessori metallici e per il 14.4% alle calzature.
Come è stata classificata la formaldeide dalla Commissione Europea Regolamento (UE) 605/2014 leggi FORMALDEIDE IN CASA DOVE MENO TE L' ASPETTI: CANCEROGENA E TOSSICA, SOLUZIONI PER VIVERE IN SALUTE per capirne i danni e sapere come e dove ne entriamo in contatto.

4) SOSTANZE TOSSICHE NEI VESTITI


Questa presenza non è legata al luogo di lavorazione.
Certamente il tessile asiatico è molto più a rischio di tossicità, ma le sostanze chimiche sono sempre usate, in ogni paese. Tutto dipende dalla natura del materiale fibroso, intensità di colorante e tipo di finissaggio.
Questa presenza non è legato al marchio.
Non vi è poi molta differenza fra un vestito Armani ed una cineseria, se il vestito Armani, pur con marchio Made in Italy, in realtà ha tessuti lavorati in Cina.
Per darvi una piccola idea, leggete l'inchiesta di greenpeace su alcuni capi di marca inquisiti di tossicità cancerogena: Tessuti tossici - Test sui capi d'abbigliamento

Se in Italia non si può usare usare una determinata sostanza legante, per colorare il tessuto? Don't worry!  lo Stato permette che Zara o Armani colori i suoi tessuti all'estero (dove è ammessa..) e poi li venda in Italia, sempre rispettando il marchio MADE IN ITALY.

Per capire come funziona il marchio MADE IN consiglio la lettura di: MADE IN ITALY solo assemblato :verità per pochi ipocrisia per i grandi,tessuti tossici delle grandi marche.

Come scrive Greenpeace " Dicono che puoi conoscere la tendenza della prossima stagione guardando il colore dei fiumi cinesi e messicani. Questo perchè le grandi case del fashion come Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Victoria's Secret utilizzano sostanze chimiche e coloranti potenzialmente tossici per produrre i vestiti che indossiamo. Queste sostanze avvelenano le nostre acque e, in minor misura, finiscono in molti degli indumenti in commercio."

Ftalati, formaldeide, metalli pesanti, solventi e coloranti tossici, nanomateriali tessili, sono, infatti,  più presenti nei nostri abiti di quanto noi possiamo immaginare tanto che secondo lo studio Chemical substances in textile products and allergic reactions, commissionato dall’Unione Europea, ben l’8% delle patologie dermatologiche sono dovute a ciò che si trova all’interno dei tessuti che indossiamo e anche il Rapex, il sistema europeo di allerta rapido per i prodotti non alimentari, ha messo al primo posto della classifica per sostanze chimiche a rischio i capi d’abbigliamento.

Un caso famoso è quello di un paio di anni fa, rilevato da Greenpeace: gli abiti per bambini della Walt Disney. In quel caso furono trovati sui vestiti commercializzati con la marca Walt Disney, non prodotti in Cina peraltro, i seguenti elementi: Ftalati (dovuti alle stampe in PVC), alchilfenoli etossilati (APE) che come piccola controindicazione hanno l’alterazione del sistema ormonale, organoztannici (stabilizzatori del PVC) tossici per il sistema immunitario, piombo (sui bambini interferisce con i processi di sviluppo neurologico abbassandone il QI), cadmio perché usato come stabilizzatore  (cancerogeno) e infine formaldeide  (Fonte: Greenpeace, Indagine globale sulla presenza di composti pericolosi negli abiti della Disney, pag. 3 – Aprile 2004)

Cosa eliminiamo lavando il capo?

Come accennato,molto non viene portato via (contatto con interferenti endocrini, nanomateriali tessili..) però possiamo ridurre alcune sostanze come: formaldeide, pentacloro e tetraclorofenoli (PCP – TCP). Della formaldeide abbiamo detto tanto, e' usata come antimuffa e per mantenere la piega degli indumenti. È un cancerogeno che può provocare irritazione delle mucose degli occhi, delle prime vie aeree e irritazione della pelle. La stessa Aduc ha consigliato di lavare e ventilare i tessuti prima di indossarli.


I PCP,  TCP, ed  i  loro  sali, sono  sostanze  organiche  caratterizzate  da  proprietà  antibatteriche  e antimuffa.  Presentano  proprietà  tossiche  e  cancerogene.  Derivano  principalmente  dall’utilizzo  come  agenti  antimicrobici  e  antimuffa  nei  trattamenti  di  fibre  naturali  o  per  la  protezione  di  manufatti  tessili  durante  il  magazzinaggio  e  il  trasporto.

Infine attenzione ai coloranti.

Il capo non deve tingere. Se il colorante non migra dal tessile non viene  assorbito  dalla  cute  e  non  genera  fenomeni  irritativi, allergici o tossici. Esiste un elenco di coloranti definiti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione, classificati nell’ Allegato n°1 dell’ EINECS (European Inventory of Existing Chemical Substances) , adottato integralmente dai marchi volontari Ecolabel e OekoTex (ed altri) il cui utilizzo non è consentito e che non dovrebbero essere reperibili sul mercato.

Per estensione la clausola di divieto di utilizzo è estesa a tutte quelle materie coloranti a cui si possano applicare determinate classi di rischio per cancro, mutazione genetica o alterazione biologica( R 40-45-46-49-60-61-62-63-68). Esiste inoltre una lista di coloranti potenzialmente allergenici, appartenenti alla categoria dei dispersi, che possono essere ancora presenti sul mercato, ad esempio in manufatti tessili provenienti da paesi asiatici.

Come lavare i vestiti nuovi?


I vestiti nuovi devono essere lavati in acqua fredda e qualche goccia di detersivo. Non serve l'uso della lavatrice, basta una bacinella, nella quale, oltre al detersivo, dovrete aggiungere 2 cucchiai di sale grosso.


Se temete che il colore possa tingere prima dell'ammollo con il detersivo procedete con un ammollo in acqua, aceto e sale:
1l d'acqua e 1 bicchiere d'aceto e 2 cucchiai di sale. Quindi lavatelo in lavatrice dopo 20 minuti.
Stesso discorso se avete comprato un tessuto in tinta naturale.

Per tessuti delicati come lana, seta procedete  sempre con ammollo in acqua fredda, poche gocce di detersivo. Asciugarlo con le normali procedure, per non rovinare la lana.

Il consiglio generale è quello di procedere con un capo alla volta, soprattutto se di colori diversi.






Alcune fonti:
http://www.rd.com/health/wellness/should-you-wash-new-clothes/

http://www.vallauricarpi.it/attachments/1020_tossicit%C3%A0%20coloranti%20tessuti.pdf
http://abcnews.go.com/GMA/gma-found-clothes-clean/story?id=9482373
http://search.proquest.com/openview/03729ed8cf5a37bedf24215c3293c41f/1?pq-origsite=gscholar&cbl=48869


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